22 Dic 2012

Scrivono di noi...

Arciconfraternita dei Bergamaschi a Roma Arciconfraternita dei Bergamaschi a Roma

Cantucci al cacao con Moscato di Scanzo 2006 (La Rodola)

"Il vino si è rivelato una “poesia” fatta di rime aromatiche e versi sensoriali: subito profumi evocativi di un sottobosco rigoglioso, fatto di bacche e foglie umide, di viole appassite e riflessi speziati. Al palato è esplosa l’amarena sotto spirito, con un incipit pungente subito smorzato da un abbraccio di caramello, ma non smielato o stucchevole, tutt’altro. La deglutizione ha spostato il gusto verso una visciola dolcemente aspra e ha regalato un ritorno fragrante di mandorla e mosto cotto. Cosa dire di più? Avevo un’idea della gente del bergamasco “tagliata col coltello grosso” come dice il mio amico Christian, ma questo vino sposa un’altra sua frase – “ci mettiamo un po’ a dare confidenza, ma se ci entri nel cuore, per uscirne …” – Ecco questo vino entra nel cuore e, insieme a lui, automaticamente le persone che lo animano e che vivono una terra così dura e generosa "

Ed eccoci al principe della serata, la piccola e preziosa bottiglia che ha stimolato e dato vita a questa occasione, un vero regalo di Natale per le papille di chiunque. Non avendo mai incrociato questo piccolo produttore, ho raccolto qualche battuta da Cristina Pievani che, assieme ai fratelli Walter e Mauro, rappresenta la quarta generazione di una famiglia dedita alla coltivazione e vinificazione dell’antica “uva merera”. E’ papà Angelo, però, che negli anni ’90 ha fatto il grande passo di acquisire un ettaro da dedicare interamente al Moscato. Oggi La Rodola produce circa mille bottiglie tra Moscato di Scanzo e altri vini da tavola (da terreni in affitto); numeri molto contenuti che rivelano però la passione di chi vi si dedica e il senso profondo di appartenenza a una terra che si lega a doppio nodo con la sua gente. Le uve vengono lasciate appassire per almeno tre settimane prima di essere vinificate, rigorosamente in acciaio o vetro per un’incompatibilità naturale con il legno, con un periodo di riposo di almeno due anni in cantina prima della commercializzazione.

Di Giancarlo ho già detto, suo il merito di questo incontro, suoi i cantucci al cacao biologico sudamericano con nocciole di Viterbo. Ammetto che il confronto è stato un po’ squilibrato, il Moscato ha un carattere forte e incisivo, così un tortino caldo al cioccolato o un dolce al cucchiaio forse avrebbero retto meglio al palato, ma la fragranza e il gusto dei cantucci meritavano un’attenzione speciale e, nel complesso, ci sono stati alla grande.

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